Itinerari e visite

Itinerario Felliniano

Rimini

La città di Federico

Prendere una bicicletta o incamminarsi a piedi, l’emozione è la stessa. Via per via, luogo per luogo, ecco aprirsi davanti al viandante la città del ricordo, del sogno, dell’invenzione di colui che è stato ed è il Maestro indiscusso del cinema universale. Eccola la Rimini che fu sua ma che ora è del mondo, grazie alle sue pellicole, anche se di esse qui non ne girò mai neppure un metro. Essa è rimasta nella memoria del cinema così come per tanti sono rimasti negli occhi quei punti geografici e immaginifici: il porto, la spiaggia, il Grand Hotel, piazza Cavour, il cinema Fulgor.

La città e la marina

  • Diamo avvio al percorso felliniano che è assai ricco ed emozionante. Vale la pena partire dalla Via Dardanelli , oltre la ferrovia, lato mare, per scoprire il punto in cui Fellini nacque, l’edificio al civico n. 10, anche se i suoi genitori si trasferirono ben presto nel centro storico cittadino.


  • Da qui è un attimo prendere la strada che porta alla spiaggia, magari spostandosi nel parallelo Viale Principe Amedeo per godere della vista di belle ville inizio Novecento con ampi giardini e lanciare un’occhiata al grattacielo svettante sulla città coi suoi cento metri d’altezza. Il viale arriva proprio in Piazzale Federico Fellinicon al centro la Fontana dei Quattro cavalli, ricostruita com’era e dov’era nel 1983, ricollocando i cavalli risalenti al monumento del 1928, e ricostruendo la grande vasca che era stata abbattuta nel 1954.


  • Proseguendo sempre dritti si giunge dove un tempo c’era il Kursaal, uno stabilimento dotato di pontile che lo collegava ad una piattaforma sul mare, inaugurato nel 1873 e distrutto nel dopoguerra, frequentato sulle sue terrazze in estate da Fellini e amici “per vedere quelli che ballavano”.


  • Oltrepassata la Fontana, sulla sinistra si erge maestoso e misterioso il Grand Hotel con il suo parco-giardino che lambisce per un buon tratto il percorso che conduce al mare. Il magico albergo simbolo della Belle Epoque è affascinante ancora  oggi. Per il Maestro ha rappresentato un elemento centrale della sua fantasia, quasi punto di partenza dei suoi fantastici sogni giovanili, quando immaginava donne voluttuose e raffinate ballare nei grandi e sfarzosi saloni, e più tardi punto d’arrivo e ‘buen retiro’, quando, affermato regista, soggiornava  sempre nella sua camera, la 315. Anche l’interno va visto perché i suoi saloni regalano incanto e visioni immaginifiche, inducendo ad assaporare le atmosfere di tempi andati in cui dominavano lusso e seduzione. Così va visitata la terrazza e vanno scese le scale che portano al parco prima di incamminarsi verso il lungomare.


  • Prima di raggiungere la spiaggia, ecco sulla destra che compare Felliniala grande macchina fotografica della Ferrania che, dalla fine degli anni quaranta caratterizza il luogo e da qualche tempo è divenuta l’avamposto della Fondazione Fellini al mare.


  • Giunti alla spiaggia, lo sguardo va verso il mare che ci riporta alle onde ricostruite in cui navigò il Rex, il transatlantico che tutti accorsero a vedere come rammenta il regista in Amarcord, anche se lo fu soltanto nella sua immaginazione.


  • In un batter d’occhio lasciato il mare alle spalle si possono raggiungere il Viale Regina Elena e le sue traverse che, come affluenti vi si gettano dentro. Vie da visitare perché portano i nomi dei film felliniani, precisamenteventisei strade nel cuore della Marina di Rimini dedicate ad altrettante pellicole e sceneggiature del più celebre dei suoi figli. In sostanza un modo singolare e significativo per contrassegnare fisicamente la città con la filmografia completa del famoso regista. Ad esse si aggiunge la via dedicata a Giulietta Masina, moglie di Federico Fellini, non lontano dall’omonimo Piazzale. L’area oggetto della nuova toponomastica è quella compresa tra il Porto-Canale e Piazza Marvelli, a Marina Centro, a partire proprio da Piazzale Fellini.


  • Dopo una passeggiata che conduce nel mondo incantato di Fellini, anche grazie alle immagini, che rimandano ai rispettivi manifesti dei film, è consigliabile sostare sul Piazzale Fellini, per godere di una incantevole vista e, in seguito raggiungere il Porto Canale. Anzi il molo, ovvero la ‘palata’, meta invernale dei “Vitelloni” nullafacenti. Camminare sul Porto Canale, è un’emozione in ogni stagione e non si resta mai delusi. Se poi rammentiamo le sue parole ci carichiamo di emozioni. “Stanotte ho sognato il porto di Rimini che si apriva sopra un mare gonfio, verde, minaccioso come una prateria mobile sulla quale correvano nuvoloni carichi, verso terra”. Il molo diAmarcord, con le forme stemperate dei pescherecci, i velami spettrali, il vago chiarore dell’acqua…


  • A Marina centro c’è Piazzale Marvelli (ex Tripoli) su cui insiste a Chiesa dei Salesiani che Fellini ha visto costruire e ha frequentato per un’estate intera, quando i genitori lo mandarono lì a mezzo convitto. Al tempo era chiamata “la Chiesa Nuova”, e lui molto ne ha parlato. Ora è la Chiesa di Santa Maria Ausiliatrice, detta comunque dei Salesiani, in Viale Regina Elena, civico 7. Tutt’attorno in estate c’è il chiacchiericcio e il via vai dei turisti, a piedi, con le bici, i risciò o i gruppi di ragazzi in gita scolastica in altre stagioni dell’anno. Quella stessa festosità che dall’interno delle mura che delimitavano il campetto da pallacanestro della chiesa, il giovane Federico avvertiva, pronto ad accogliere “i richiami della gente libera che andava a spasso col gelato in mano”.


  • Dalla Marina alla Stazione ferroviaria, metafora di ogni partenza, molto cara al Maestro, non c’è molta strada. E tutto è ancora al posto in cui era allora, quando Fellini con gli amici stava a osservare i treni in arrivo e in partenza, tanto da fargli scrivere: “Una volta vedemmo un treno tutto blu. Era il vagone letto. Si alzò una tendina, apparve un signore in pigiama”.


  • Da qui in un batter d’occhio si raggiunge Via Roma, dove al civico 41 si incontra la casa di Titta, l’amico del Ginnasio e del Liceo, poi divenuto il noto Avvocato Benzi rimasto per sempre l’amico di Federico. Una bella villa, circondata dal giardino, dove Titta abitava con la famiglia. Casa che Federico conosceva così bene da ispirare quella del protagonista nel film Amarcord, col cancello scricchiolante e gli scalini davanti alla porta d’ingresso. La stessa casa che il nonno di Titta nel film non ritrovava più a causa della nebbia e sgomento rifletteva che non gli sembrava di stare in nessun posto. Esterni ed interni in cui passa, seppure attraverso il film, la storia di una famiglia tipo della Romagna di ieri.


  • Da Via Roma la passeggiata può proseguire verso il centro in più modi, ma affiancando le antiche mura cittadine, si raggiunge il Ponte di Tiberio. O meglio di Augusto e Tiberio, perché iniziato dal primo imperatore nel 14 e completato da Tiberio nel 21 d.C., come ricorda l’iscrizione che corre sui parapetti interni. Il ponte sul fiume Marecchia, l’antico Ariminus intorno al quale era sorto il primo insediamento, crea ancora oggi il collegamento tra la città e il suburbio, il notissimo Borgo San Giuliano.


  • Il Borgo San Giuliano, subito a ridosso del millenario Ponte, è tra i punti più felliniani della città. Non è un caso che qui siano stati realizzati i murales che si incontrano sulle facciate delle case che parlano di Fellini e del suo mondo. È un concentrato di contrade, piazzette, vicoli ciechi in cui l’atmosfera che vi si respira è d’altri tempi. La stessa che si rintraccia nella parte iniziale del film I clowns, ambientata proprio a Rimini. Ciò nonostante il fatto che le vecchie osterie si siano trasformate in ristoranti di pregio, che le case siano state ritinteggiate e non presentino più vecchi muri scalcinati. Ma su quelle abitazioni, in cui un tempo viveva il proletariato mentre oggi ospitano chi ha di più, ecco apparire i murales. I vicoli, i colori delle case dei borghigiani, tutto continua a contribuire a creare un’atmosfera dal sapore magico ed evocativo.


  • Dal Borgo, riposizionandoci verso il Ponte, è il caso di attraversarlo e prendere Corso d’Augusto, ancora oggi come ai tempi della giovinezza di Fellini, sede del passeggio cittadino, per dirigersi verso il centro. Si è sulla strada in cui sfrecciavano le auto della Mille Miglia, e poi ecco in un attimo, sulla destra l’imponente Chiesa dei Servi, “buia, tetra, senza finestre” location dei singolari giochi da ragazzi narrati dal regista, assieme alle gesta di Don Baravelli, anche suo insegnante di religione che se ne stava per tutta l’ora di lezione con gli occhi chiusi perché “non voleva vedere!”


  • Subito dopo, sempre sulla destra avanzando verso il centro cittadino, ci si imbatte nel Cinema Fulgor con i lavori in corso del futuro museo Fellini. Ora si attende la sua rinascita affinché esso sia il luogo che renderà viva la memoria del regista e dell’universo artistico che gli è proprio. Fu proprio nel Fulgor che il Maestro gettò l’occhio sul mondo e incontrò il cinema americano.


  • Tappa successiva: Piazza Cavour. Qui c’è la scalinata dell’Arengo, teatro della celebrazione fascista e della solitaria protesta del grammofono che suona l’Internazionale, e ancora la Fontana della Pigna, ben evidente nella scenografia di Amarcord che fa da sfondo alle palate di neve contro Gradisca, all’incanto della discesa del pavone. E lì c’era il bar Commercio, e c’è il foyer del Teatro Galli, detto oggi Sala delle Colonne, visto che il teatro è ancora in via di ricostruzione, dove il 4 novembre 1993 è stata allestita la camera ardente e l’amico Sergio Zavoli ha pronunciato l’orazione funebre.


  • Da piazza Cavour si può procedere verso Castel Sismondo, definito da Fellini, “la Rocca, la prigione di Francesca, allora, piena di ladruncoli e di ubriachi”. E dove lui nel piazzale davanti, andava a vedere il Circo e osservava durante il giorno gli amati artisti circensi.


  • Dalla Rocca è bene tornare indietro e raggiungere l’altro capo di Piazza Cavour per imboccare Via Gambalunga fino in fondo per osservare Palazzo Ceschina, dove il piccolo Federico abitò dall’aprile del 1926, palazzo che si trova di fronte alle Scuole Ferrari. Tornando sulla stessa via verso il centro, bisogna gettare un’occhiata al civico 27, il Palazzo Gambalunga che ospitava il suo Ginnasio e che è sede della prestigiosa, elegante e ampia Biblioteca cittadina.


  • Perpendicolare a Via Gambalunga c’è Via Angherà, dove, al civico 21, ebbe sede l’asilo infantile di Fellini. Lui racconta delle “suore cappellone” di San Vincenzo ma pare non potessero essere tali in quanto mai vennero registrate a Rimini, si pensa si trattasse delle suore di Maria Bambina.


  • Da Via Gambalunga, andando verso il centro, si sbuca in Piazza Ferrari dove, nella parte dei giardini pubblici rimasta com’era, (una parte ha lasciato il posto al Museo della Domus romana detta del chirurgo) s’impone la ‘statua dei nudi’: il monumento alla Vittoria o meglio ai Caduti della Prima Guerra Mondiale edificato nei primi anni venti e inaugurato dal Re Vittorio Emanuele III, che tanto lo faceva sognare. “Questo è il monumento della Vittoria… andavamo a vederlo tutti i giorni... e io me lo sognavo anche la notte!”, racconta la voce fuori campo di Titta, il “doppio” di Fellini in Amarcord.


  • Da qui si può imboccare Via Tempio Malatestiano che raggiunge proprio frontalmente il Tempio Malatestiano, la cattedrale di Rimini, che Fellini e gli amici frequentavano “soprattutto perché c’erano le ragazze” come ricorda l’amico Benzi. È il monumento tra i più noti del primo Rinascimento italiano, voluto da Sigismondo Pandolfo Malatesta, che porta la firma dei più grandi artisti del Quattrocento e di tutti i tempi, da Leon Battista Alberti a Piero della Francesca, Agostino di Duccio, Matteo de’ Pasti.


  • La tappa successiva è Piazza Giulio Cesare, oggi Piazza Tre Martiri perché, come scrive il Maestro, lì “i nazisti avevano impiccato tre riminesi”. Dove oggi c’è il Bar Turismo c’era il bar ‘da Rossini’ dove con il gruppo Federico andava a giocare a boccette.


  • E sulla piazza c’è il Tempietto di Sant’Antonio, a forma ottagonale costruito nel 1518, ma riedificato dopo il terremoto nel 1672, eretto in ricordo del “Miracolo della Mula”, avvenuto per intercessione di Sant’Antonio da Padova. Si racconta che i cittadini di Rimini si fossero riuniti nella piazza per ricevere dal Santo l’Ostia consacrata, allorché un contadino con una mula passò di lì ma non mostrò alcun interesse verso il Santo Sacramento; la mula invece si sedette e non volle più proseguire, poi si prostrò inginocchiandosi davanti alla mano del Santo.


  • Dietro al tempietto, ricostruito nel film Amarcord alla stregua di un tempietto romanico, si erge la Chiesa dei Minimi di San Francesco da Paola o come i riminesi la chiamano, dei Paolotti. Fu ricostruita nel 1963- 64 sui resti della chiesa barocca precedente, rasa al suolo durante la Seconda Guerra Mondiale. Fellini ne ha un ricordo originale.


  • Tornando un momento verso Piazza Cavour, percorrendo Corso d’Augusto, si transita davanti a Palazzo Ripa, civico 63, ora 115, una delle case in cui Fellini ha abitato con la famiglia, in realtà “la prima che ricordo veramente”, come scrisse. Un bel palazzo signorile, centralissimo, ingentilito da un portale in cotto incorniciato da un terrazzo con le balaustre in ferro battuto e con il cortile interno, in cui i Fellini abitarono in un appartamento al secondo piano. Lungo il Corso c’era anche il più volte citato Bar di Raoul.


  • A questo punto va fatta una inversione di marcia per tornare a Piazza Tre Martiri e da lì proseguire verso l’Arco d’Augusto. Intanto s’incontra sempre gente lungo il Corso, la stessa che oggi come allora fa “il passeggino” di felliniana memoria, “che avveniva, caldo, tiepido, appassionato, tra quelle due zone di buio”, che partivano una da Piazza Cavour e l’altra da Piazza Giulio Cesare.


  • Proseguendo dunque con alle spalle la piazza che ora si chiama Tre Martiri, ecco al civico 62, il seicentescoPalazzo Buonadrata (anche se la facciata è stata rifatta dopo il terremoto del 1786), ora sede della Fondazione Cassa di Risparmio di Rimini, con stanze e saloni affrescati dove Fellini frequentò il Liceo.


  • Proseguendo oltre si raggiunge l’Arco di Augusto, vero simbolo della città, costruito nel 27 a.C. per onorare l’imperatore Ottaviano Augusto, restauratore delle più importanti vie d’Italia, tra cui la Via Flaminia che inizia esattamente in questo punto. Oltre l’Arco il giovane Federico si spinse in bicicletta, portando sulla canna, la sua innamorata Bianchina Soriani. Via Brighenti è a pochi passi ed è la via in cui, al civico n. 38, si trova la Scuola che frequentò Federico; dove oggi ha sede il Liceo “Giulio Cesare-Manara Valgimigli”, vi erano infatti ubicate leScuole Elementari Carlo Tonini.


  • In Via Clementini, numero civico 9, la famiglia si trasferì nel febbraio del 1929. È la casa dell’adolescenza di Federico e, come scrive lui, del primo amore per la “moretta” Bianchina Soriani: la Palazzina Dolci, che prende il nome dal padrone di casa “Agostino Dolci & F. Ferramenta”, “padre di Luigino, un mio compagno di scuola del ginnasio, quello che nell’Iliade faceva Ettore”.


  • Quella di Via Dante, anche qui il civico pare fosse il 9, è l’abitazione che la famiglia sceglierà dopo, a partire dall’aprile del 1931. Lasciata questa via, proseguendo ci si immette su Via Oberdan, dove, nella casa in cui abitò fino alla morte la madre di Federico, Ida Barbiani in Fellini, e la sorella Maddalena, (ancora oggi vi abitano il marito di Maddalena, Giorgio Fabbri e la figlia Francesca), ha avuto sede per qualche tempo, dal 2001 al 2009, sia la Fondazione che il Museo Fellini. Ora il Museo attende di essere riallestito e riaperto presso il cinema Fulgor, assieme alla sede della Fondazione.


  • Se si ha tempo si può raggiungere Corso Giovanni XXIII, un tempo Via Umberto I, e gettare lo sguardo al civico 39, dove c’era la Farmacia di Colantonio che, come racconta Titta Benzi, vendeva le pastiglie di potassio. Queste durante le “fogheracce” venivano unite allo zolfo delle miniere di Perticara, portato a Rimini dai trenini che scendevano da Mercatino Marecchia (ora Novafeltria) che i ragazzi andavano a rubare. 


Tratto dalla pubblicazione "Amarcord a Rimini con Federico Fellini".

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Ultimo aggiornamento: 16/03/2017
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