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      Antiche vie d’acqua a Rimini e dintorni

      Rimini

      I flussi della Rimini sotterranea.

      Esiste una Rimini sotterranea e in alcuni punti del Centro Storico ci si cammina sopra senza saperlo. Attorno a Castel Sismondo c’era l’antico Fossato, sotto il Teatro Galli le fondamenta di un’antichissima Basilica e scavando, la città romana emerge qua e là, mentre grotte e cunicolisi svelano e si celano sempre con una certa dose di mistero.

      Così come in esso era avvolta la galleria che da piazza Cavour si allunga verso piazza Malatesta. Il risultato di una ricognizione ha portato a constatare che effettivamente esiste un cunicolo che ha un’altezza media di 1,80 metri e una larghezza di circa 1,20 metri.

      È in muratura a vista con una copertura a voltasempre in muratura ed è circa a tre metri di profondità. Si tratta di una viadi fuga? Di un percorso segreto? Chissà.

      Tanti studiosi parlano di un tratto dell’antico ‘praticabile’ costruito tra il 1829 e il 1840 in coincidenza con ilavori di ristrutturazione delle vecchie condutture dell’acqua per permettere di ispezionare ogni tratto delle tubazioni e favorirne la manutenzione. Acqua proveniente dalla sorgente ubicata sull’attuale via Dario Campana, che giungeva alle mura urbane, a ridosso delle quali pare esistesse una ‘piscina’o meglio un serbatoio, per proseguire, fino alla Fontana della Pigna, all’abbeveratoio e alle fontanelle della Vecchia Pescheria.

      Dunque nulla di così straordinariamente segreto, almeno all’apparenza ma le dicerie e i racconti sinistri restano vivi ancora oggi, perché qui come ovunque esiste un legame magico con la terra, le sorgenti, l’acqua insomma il rapporto tra lasuperficie e il sotterraneo fa scaturire sempre curiosità, domande e paure a cui si risponde creando miti, leggende e storie fantastiche. Tra questi il più affascinante racconta che dalla Fontana si scenda e quell’entrata segretasia la porta d’accesso alla galleria che da qui si diparte e arriva fino alle grotte tufacee di Covignano.

      In merito, la storia più diffusa è quella relativa ai Frati Bianchi, i monaci olivetani dal saio bianco dell’abbazia di S. Mariadi Scolca, a San Fortunato. Monaci che si riteneva fossero artefici di riti cruenti e blasfemi, al punto che attraverso i cunicoli facessero sparire le fanciulle rapite. Si narra da secoli che in una delle grotte ci sarebbe anche un tesoro maledetto, frutto dei loro crimini.

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      Ultimo aggiornamento: 30/04/2020